La musica strumentale

Ogni cultura umana ha elaborato nel corso del tempo “attrezzi” capaci di produrre suoni che altrimenti l’individuo, con il solo ricorso al proprio corpo, non sarebbe riuscito a generare. Li ha realizzati utilizzando materiali differenti raggiungendo talvolta elevati livelli di complessità formale e tecnologica. Lo strumentario di un popolo ci parla della sua cultura materiale, della sua concezione del suono organizzato, ossia della musica, di valori simbolici, di relazioni con altri uomini, altri luoghi nel tempo e nello spazio. Il ricco strumentario sardo non fa ovviamente eccezione. In esso tutte le classi entro le quali gli strumenti musicali sono comunemente classificati sono rappresentate: idiofoni, aerofoni, membranofoni, cordofoni. Vi troviamo strumenti realizzati in loco accanto ad altri importati da oltremare; di alcuni attualmente in uso come le launeddas, possediamo una ricca documentazione, altri sono andati in disuso in quanto non più funzionali o perché sono scomparsi i contesti d’uso. Ancora, altri tipi, usciti dall’uso, sono stati recuperati e rifunzionalizzati grazie all’azione di appassionati e ricercatori.

Lo strumentario sardo si forma e si modifica nel tempo in relazione a precisi contesti d’uso; si va dal sostegno della danza, all’accompagnamento della voce in ambito profano e religioso, all’accompagnamento delle processioni religiose fino al semplice intrattenimento familiare e all’utilizzo individuale; all’interno di questi contesti vi sono tipi strumentali largamente accessibili a chiunque ed altri che necessitano di un severo iter di apprendimento tanto che il loro esercizio è stato ed è prossimo al mondo del professionismo.

Negli ultimi decenni a quelli tradizionali si sono aggiunti nuovi contesti che hanno visto il formarsi di complessi strumentali in cui le tipologie tradizionali si affiancano a strumenti classici o elettrici e elettronici.


Launeddas


Fisarmonica e Organetto


 

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