La gara poetica logudorese

Si tratta di una performance che si svolge sul palco, tradizionalmente in occasione delle feste. La gara è un contrasto dialettico su un tema fissato da una terza parte, solitamente il comitato della festa. I poeti (cantadores) sono soggetti a un rigoroso sistema di regole non scritto che comprende il modo di abbigliarsi, di occupare lo spazio sul palco, di presentarsi al pubblico e sono accompagnati da un coro a tenore.

Questo genere di spettacolo pubblico, che si basa su pratiche radicate a livello popolare, si viene a definire nell’ultimo scorcio dell’Ottocento. Nel 1896 si tenne a Ozieri quella che è considerata la prima gara “moderna” destinata in breve tempo a fare scuola sul territorio della Sardegna settentrionale che nel Novecento conosce una straordinaria diffusione anche in aree linguistiche diverse da quella logudorese. La gara di poesia ha costituito uno degli elementi cardine della festa, tale da attrarre un vasto pubblico, competente ed esigente.

Attualmente i numeri della poesia su palco si sono notevolmente ristretti a causa dei mutamenti socio-culturali avvenuti negli ultimi decenni, per quanto non manca una base solida di appassionati competenti che consente a questa pratica – che annovera al presente poeti giovani e meno giovani – di trovare i suoi spazi nella vita delle comunità.

La gara

Nata appunto come competizione tra poeti sottoposti al giudizio di una giuria che stabiliva il vincitore e assegnava a lui il compenso, si è giunti nel Novecento ad una evoluzione in cui non vi sono vincitori e vinti e in cui tutti percepiscono il medesimo compenso.

Sul palco, come detto, si confrontano due o tre poeti che improvvisano ottave (strofe di otto versi endecasillabi) inframezzati dagli interventi del coro a tenore. I poeti scelgono un capo gara che detta i tempi delle diverse parti. Nella prima parte, definita esordiu, i poeti “preparano” la gara e prendono confidenza con gli altri poeti e con il pubblico. Essi misurano l’estro del momento improvvisando ottave di circostanza e di saluto e discutendo su un argomento in rapporto al contesto nel quale si trovano ad agire (la festa, il paese, il santo etc.). Al termine dell’esordio viene assegnato loro dal comitato il primo tema costituito da un contrasto dialettico tra due parti opposte che dovranno difendere con le loro argomentazioni (pace/guerra, penna/aratro, croce/spada, passato/presente, lacrime/sangue , scienza/natura etc.). Preceduti dal capo gara, i poeti si alternano con le loro ottave per circa un’ora. Al termine si fa una pausa e si ricomincia con il secondo tema di carattere più leggero, spesso scherzoso al cui termine i poeti si affrontano nelle duinas, ovverosia cantando ciascuno due versi di un’ottava. In tal modo si deve improvvisare su rime e contenuti proposti dall’altro poeta senza uscire dal tema e far scadere la qualità dei versi. Terminate queste ultime si improvvisano le battorinas, ossia quartine di endecasillabi a rima obbligata e a tema libero. La gara si conclude con sonetto detto a coa (a coda) dalla complessa struttura poetica, dedicato di norma al santo di cui si celebra la festa, e che rimanda alla tradizione ormai in disuso de sa moda, caratterizzata da un sistema di concatenamento dei versi estremamente complesso.