Canto a tenore

Con l’accezione canto a tenore si intende una pratica musicale di tradizione orale che si basa su quattro voci maschili diffusa in un’ampia area della Sardegna centro settentrionale. Fortemente legata alle specificità locali, alle singole comunità, il canto a tenore costituisce una delle espressioni musicali più note e conosciute dell’isola.

Di cosa parliamo

Per “tenore” si intende un coro maschile a 4 parti reali in cui ciascuna voce è caratterizzata da una particolare tecnica di emissione. Normalmente tali parti sono denominate dal grave all’acuto, bassu, còntra, boghe e mesu boghe; le prime due sono fortemente caratterizzate da un’emissione gutturale mentre le seconde sono voci di petto con sa mesu boghe che si muove nel registro acuto. Sa boghe ha il ruolo leader nell’esecuzione, infatti è quella che pronuncia il testo e intona i canti e regola la performance mentre le altre tre voci la “accompagnano” pronunciando sillabe nonsense (es. bim-bam-birambambò). Non secondaria nell’esecuzione è la disposizione dei cantori nello spazio e la postura che essi assumono. Le tre voci, bassu, contra e mesu oghe a loro volta vengono denominate esse stesse tenore quando svolgono la funzione di accompagnare i poeti nella gara di poesia estemporanea logudorese.

Come sempre accade per le pratiche di tradizione orale è impossibile stabilire un’origine nel tempo. Sono sicuramente da ridimensionare tutte quelle teorie, interne agli appassionati e riprese da vari autori, che vorrebbero che tale pratica discenda dall’imitazione dei suoni della natura e dai versi degli animali, le quali, se sono spiegabili in quanto legate ad esperienze sonore proprie di quelle culture sono di fatto prive di qualsiasi fondamento scientifico. Dal punto di vista storico le prime fonti che accennano in modo assai vago a qualcosa che somiglia al canto a tenore risalgono alla fine del XVIII secolo mentre cenni più dettagliati sono riferiti, nell’Ottocento, ad esempio da scrittori come il canonico Giovanni Spano (Ortografia Sarda nazionale, 1840).

Una dimensione locale

Laddove si canta a tenore ogni paese possiede il proprio stile di canto (detto moda, traju, tràgiu, trazu, tratu): un forte elemento identitario, riconosciuto dagli appassionati degli altri paesi. Questo stile rende unico e riconoscibile il canto di un determinato paese e si manifesta in molteplici modalità che possono comprendere l’emissione, il timbro, il portato vocale, le sillabe nonsense nonché aspetti ritmici e melodici dei diversi canti. Diffuso in una settantina di paesi della Sardegna centro-settentrionale (dalla Baronia al Montiferru passando per Barbagia, Marghine, Barigadu, Goceano, Monte Acuto) il canto a tenore è stato ritenuto un’espressione peculiare della cultura pastorale per quanto oggi esso sia largamente praticato da persone di tutte le età e di tutti i ceti sociali (contadini, operai, professionisti etc.)

Contesti e repertorio

Ieri come oggi il canto a tenore viene eseguito in contesti informali, nei bar (tzilleris), in occasione delle feste (religiose, civili, familiari) e durante gli “spuntini” (incontri conviviali sovente in campagna tra amici). In disuso è invece la pratica delle serenate notturne. Parallelamente si è sviluppata negli ultimi decenni una dimensione semi-professionale che ha visto il proliferare di gruppi stabili che si esibiscono sul palco nel corso di feste, eventi spettacolari, concerti anche al seguito dei gruppi folkloristici tanto in Sardegna quanto nel continente e nel mondo. I repertori locali di canto a tenore comportano tre generi principali:
sa boghe a sa seria o a bogh’e nòte (dove boghe/voce è sinonimo di “canto”) in cui è importante la scelta del testo e la sua comunicazione semantica; sa boghe a ballu, destinato all’accompagnamento della danza e in cui il testo è quasi un pretesto per scandire ritmicamente il ballo e sos mutos, versione polifonica dell’omonima forma poetico-musicale presente in altri repertori (ad es. nel canto a chitarra).


 

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