Canto a “cuncordu”

Con questa accezione di comodo, di fatto imprecisa in quanto come per il canto a tenore esistono diverse denominazioni locali, si definisce l’altra importante pratica polifonica maschile a 4/5 parti diffusa nella Sardegna centro-settentrionale che possiede, dal punto di vista dei repertori, una forte connotazione religiosa. Come nel canto a tenore anche questa pratica è radicata nella vita comunitaria con risvolti identitari molto sentiti che si traducono in precisi stili di canto che identificano in modo inequivocabile la comunità stessa.

Storicamente questa pratica di canto si lega all’attività delle confraternite laicali, al loro ruolo sociale e religioso e in particolare a quello svolto nell’organizzazione e partecipazione alle paraliturgie della Settimana Santa e altri riti religiosi. Al pari di altre espressioni della religiosità popolare, il canto a “cuncordu” ha conosciuto momenti di crisi nel corso del Novecento, dovuti alle varie riforme avvenute in seno alla Chiesa. In molte comunità il canto ha cessato di essere eseguito. Laddove questa pratica non è stata interrotta, si è assistito a partire dalla metà degli anni ‘70 ad un significativo fenomeno di revival interno che ha suscitato l’interesse crescente anche da parte degli studiosi. Inoltre in molte comunità in cui non si cantava più a “cuncordu”, grazie all’opera di appassionati questa pratica è stata recuperata e rifunzionalizzata nella vita comunitaria.

Attualmente si canta con questa modalità in divesi centri del Montiferru, Planargia, Anglona, Marghine, Gallura, Baronia e in particolare in paesi come Santulussurgiu, Cuglieri, Bosa, Aidomaggiore, Bonnannaro, Ghilarza, Castelsardo, Aggius, Orosei nonché Irgoli, Bortigali, Galtellì, Scano Montiferru, Seneghe, Sennariolo. In questi paesi esistono gruppi di cantori legati alle confraternite oppure gruppi organizzati che svolgono un’intensa attività che comprende altresì la formazione al canto delle giovani generazioni.

Di cosa parliamo

Come nel canto a tenore ci troviamo di fronte ad un coro maschile a 4/5 parti reali che hanno denominazioni diverse a seconda del paese: a Bosa (dove la pratica è denominata tràgiu) dal grave: basciu, contra, tenore, cuntraltu; a Santulussurgiu bassu, contra, ‘oghe e cuntraltu; a Castelsardo bassu, contra, bogi, falzittu; a Orosei bassu, cronta, voche, mesu voche; ad Aggius (la pratica è denominata taja) le voci sono 5: bassu, contra, ‘ogi, quintu (o mesa ‘ogi), trippi (o falzittu). Di norma in questa pratica le voci sono di petto per quanto in alcune tradizioni è possibile che una delle due voci più gravi sia gutturale (Scano Montiferru, talvolta Aidomaggiore). In comunità come Bortigali, Irgoli, Orosei si canta in ambedue le modalità.

Contesti e repertori

Il repertorio più importante di questa pratica è quello legato alla Settimana Santa. Le occasioni rituali variano da paese a paese per quanto trovino un punto di convergenza nei giorni del triduo pasquale e segnatamente il Venerdì Santo in occasione della paraliturgia de s’iscravamentu. In quasi ogni comunità i principali canti eseguiti in questo contesto sono il Miserere (salmo 50) e lo Stabat Mater, in lingua latina, affiancati da altri canti devozionali in lingua latina e/o sarda. Cantare in questo contesto, particolarmente sentito dalla comunità, rappresenta un momento assai importante per i cantori che prestano la massima attenzione e concentrazione affinché il canto faccia risaltare la sacralità del momento e riesca gradito ai tanti appassionati competenti. Nei repertori religiosi dei diversi paesi possono trovare posto altre tipologie di canto come gosos, brani dell’ordinarium missae, canti per le esequie, canti alla Madonna (Deus ti salvet Maria). Così come per il canto a tenore nel cui repertorio esistono anche canti di argomento religioso, nelle pratiche di canto “cuncordu” esiste un versante profano i cui contesti coincidono con quelli descritti per il canto a tenore. I generi principali sono l’estudiantina, metricamente affine alla boghe a sa seria, intonata su testi d’argomento amoroso e l’ottava trista che costituiscono dei “modelli” su cui vengono adattati testi diversi. Esistono poi nei diversi paesi altre tipologie di canti con denominazioni locali (tra gli altri: a Bosa il Vocione, sa Massagina, Bosa resuscitada; a Santulussurgiu s’Achetuzedda, sa Pastorina; a Cuglieri sa Burrasca, sa Murinedda).


 

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