Canto a Chitarra

Il canto a chitarra è un genere di canto monodico con accompagnamento strumentale caratteristico dell’area centro settentrionale dell’isola che gode di un ampio riscontro da parte di un pubblico appassionato e competente. Al centro della performance una “sfida” tra cantadores – di norma uomini per quanto non esista una preclusione di genere – accompagnati da un chitarrista che suona uno strumento di dimensioni più grandi di quelle normali, accordato in modo particolare. Come avvenuto per la poesia estemporanea, anche il canto a chitarra si basa sulla codificazione di pratiche preesistenti al primo Novecento che vengono portate sul palco in una dimensione professionistica. Attualmente si riscontrano due livelli: uno informale, legato alle occasioni di incontro tra amici, in famiglia, in occasione delle feste, nei bar e negli “spuntini” e un altro appunto prettamente professionale che trova la sua espressione principale nella cosiddetta gara su palco (su palcu) che nel recente passato, e in parte ancora nella contemporaneità, costituisce uno dei momenti cardine nelle feste paesane. Così come per la poesia, il pubblico costituisce un attore per nulla passivo. Gli appassionati vivono un rapporto intenso con i cantadores mostrando sovente un atteggiamento paragonabile a quello dei tifosi di calcio: li seguono in tutte le gare che essi tengono nei diversi paesi; valutano e apprezzano; discutono animatamente intorno alle qualità vocali ed espressive dei propri beniamini e dei grandi cantadores del passato (vere figure mitologiche); collezionano registrazioni (dischi, cassette e oggi profili youtube). E così come per le altre forme spettacolari della tradizione gli spazi per la gara a chitarra si stanno riducendo nell’economia delle feste non riuscendo a tenere il passo con le nuove forme di intrattenimento. In tal senso molti cantadores a chiterra, accanto a quella tradizionale, alternano attività che li vede agire in gruppi che strizzano l’occhio all’etno-pop e che riscuotono un notevole successo nelle feste di paese.

La gara a chitarra

Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una pratica che prevede una sfida sul palco tra cantadores, di norma tre o quattro, che si alternano nell’esecuzione di un numero di boghes (voci) identificate con un preciso modulo musicale, un titolo convenzionale e un ordine esecutivo codificato dalla tradizione. La sfida ha come oggetto la qualità del portato vocale, l’abilità nell’ornamentazione e nella variazione, il virtuosismo che i cantadores esibiscono durante la performance.

La gara è aperta dalla cosiddetta boghe in Re (cantu in Re) in ritmo binario e in versi ottonari. Si tratta del canto basilare, immancabile tanto nei contesti professionali che in quelli informali. Al cantu in Re è affidata l’apertura e la chiusura della gara e l’apertura delle sezioni interne. Nello svolgimento della prima parte della gara al “Re” seguono: Nuoresa (in ritmo ternario) e Muttos, e poi altre boghes come la Corsicana (introdotta nella prima metà del Novecento e legata a modelli provenienti dalla vicina Corsica), Galluresa, Filugnana, Piaghesa. La seconda parte della gara è ancora una volta introdotta da un canto in Re, seguito dalle boghes più complessi ( i così detti canti classici), Mi e La, Si bemolle e Fa diesis, seguiti dalla Disisperada, brano caratterizzato da complessa trama e da una condotta vocale fortemente melismatica. Quello della chitarra non è solo un mero compito di accompagnare la voce e interludiare, essa, infatti, si intreccia, dialoga con il cantadore, ne segue le evoluzioni vocali e le arditezze nei melismi. Dagli anni 1960 alla chitarra si è affiancata la fisarmonica con ruolo ornamentale e di interludio.


 

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